Dietro le quinte… del Teatro Sant’Andrea
Sabato pomeriggio: varcate le porte del teatro Sant’Andrea, un gruppetto di ragazzi delle scuole medie, insieme a qualche amico più grande, è alle prese con le prove dello spettacolo “Giuseppe il sognatore”, in calendario per il prossimo mese di aprile.Insieme a loro, Alessandro, il regista, che “dirige” i lavori, e altri educatori adulti che lo aiutano nella gestione del gruppo.
Tra loro, abbiamo chiesto a una coppia di genitori, Roberto e Marcella, di raccontarci la loro esperienza.Roberto ci dice: ⟪Da quando mia figlia Emma, ormai sette anni fa, ha iniziato teatro in seconda elementare nel gruppo di Simona, mi sono avvicinato al mondo del TSA (Teatro Sant’Andrea, ndr), dando una mano a Franco in sala regia con le luci e le musiche.
Tra loro, abbiamo chiesto a una coppia di genitori, Roberto e Marcella, di raccontarci la loro esperienza.Roberto ci dice: ⟪Da quando mia figlia Emma, ormai sette anni fa, ha iniziato teatro in seconda elementare nel gruppo di Simona, mi sono avvicinato al mondo del TSA (Teatro Sant’Andrea, ndr), dando una mano a Franco in sala regia con le luci e le musiche.
Il teatro per i nostri ragazzi e anche per noi è una possibilità unica di crescita e di relazione; ai ragazzi dà l’opportunità di stare con i propri coetanei e di mettersi in gioco in modo divertente. Noi adulti che lavoriamo insieme a loro possiamo godere della loro freschezza e della loro spontaneità e possiamo divertirci con quella semplicità che, crescendo, spesso perdiamo.
Vorrei che tanti altri bambini e ragazzi con i loro genitori potessero fare la medesima esperienza; non serve essere esperti, basta avere un po’ di tempo libero e metterlo a disposizione. Tante piccole gocce possono fare un grande mare! E che soddisfazione!⟫
L’esperienza di Marcella si può sintetizzare così: ⟪Il teatro mi è sempre piaciuto, ma non avrei mai pensato di poter farne parte e di poter vedere come cresce uno spettacolo. È nato tutto quasi per scherzo, qualche tempo dopo che mia figlia e mio marito avevano iniziato la loro esperienza nel nostro Teatro Sant’Andrea. Ogni volta che torno a casa, dopo aver finito le prove, mi sento un po’ egoista: mi sembra sempre di dare troppo poco rispetto a quello che ricevo. I sorrisi dei ragazzi e la loro gioia, il loro modo di dimostrare affetto, l’aiutarli a portare a termine il progetto mi riempiono di bello, dilatano il mio tempo e mi ricordano quali debbano essere le vere priorità e quale sia il vero significato del gruppo.
L’esperienza di Marcella si può sintetizzare così: ⟪Il teatro mi è sempre piaciuto, ma non avrei mai pensato di poter farne parte e di poter vedere come cresce uno spettacolo. È nato tutto quasi per scherzo, qualche tempo dopo che mia figlia e mio marito avevano iniziato la loro esperienza nel nostro Teatro Sant’Andrea. Ogni volta che torno a casa, dopo aver finito le prove, mi sento un po’ egoista: mi sembra sempre di dare troppo poco rispetto a quello che ricevo. I sorrisi dei ragazzi e la loro gioia, il loro modo di dimostrare affetto, l’aiutarli a portare a termine il progetto mi riempiono di bello, dilatano il mio tempo e mi ricordano quali debbano essere le vere priorità e quale sia il vero significato del gruppo.
Poter vivere questa esperienza insieme alla mia famiglia rende questa avventura ancora più intensa. Per questo mi sento di dire ai giovani e agli adulti: “Entrate anche voi in questa grande e meravigliosa famiglia!”⟫.
Qui Caritas
La nostra Caritas parrocchiale avrebbe bisogno di maglioni, pantaloni e giacconi da uomo e da ragazzo. Inoltre, se ci fosse la disponibilità, ci sarebbe la necessità di un forno a microonde. Per quanto riguarda l’abbigliamento, si prega di portare indumenti puliti e in ordine; ciò che non è conforme verrà restituito. Occorre fissare un appuntamento per la consegna, telefonando al numero 3534159871. Grazie a chi potrà offrire il proprio aiuto!
Di Anta In Anta…
Ricordiamo che gli incontri del martedì sono sospesi per tutto il mese di gennaio. Vi aggiorneremo il prima possibile!
Letti per voi
Titolo: Diario di un curato di campagna Autore: Georges Bernanos
Casa editrice: San Paolo
Casa editrice: San Paolo
⟪La mia parrocchia è una parrocchia come tutte le altre. Si rassomigliano tutte. Le parrocchie d’oggi, naturalmente. Lo dicevo ieri al curato di Norenfontes: “Il bene e il male debbono equilibrarsi; sennonché, il centro di gravità è collocato in basso, molto in basso. O, se lo preferite, si sovrappongono l’uno all’altro senza mescolarsi, come due liquidi di diversa densità”.⟫ Ecco l’incipit di quello è considerato il libro più famoso di Bernanos.
Ad Ambricourt, nel nord della Francia, la vita scorre placida e monotona come in un qualsiasi paesino di campagna, e noi lettori vi assistiamo passivamente attraverso gli occhi di un giovane prete, che si trova disarmato nei confronti della civettuola cattiveria dei compaesani. Allo stesso tempo il parroco continua a vivere la propria missione con un passo forse idealista, tentando di riunire una comunità distante. Il curato di campagna di Bernanos è una figura nuova, ben diverso dai ben noti Don Camillo e Don Abbondio, che narra le sue piccole quotidianità con la forma narrativa più introspettiva, il diario. Un uomo talmente determinato a seguire la propria vocazione da trascurare se stesso, nel tentativo di avvicinare una comunità che si ostina a restargli lontana e ostile. In fin dei conti, “che cosa importa? Tutto è grazia”
